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Giorno della Memoria 2016 - La Sinagoga profanata

Anche quest'anno, per la classe terza del corso di Scienze della Conservazione e dell'Ambiente celebrare la Giornata della Memoria è stato un condividere con la cittadinanza gli esiti di un proprio lavoro di ricerca. Ricerca che alcuni mesi prima ha portato gli alunni a varcare la soglia di un luogo per loro nuovo, l'Archivio di Stato di Ferrara, conoscere le persone che in questo luogo operano, in particolare la direttrice Cristina Sanguineti e gli archivisti Laura Graziani e Davide Guarnieri che hanno introdotto gli studenti nel cuore della ricerca, scoprire le dimensioni dei faldoni e toccare con mano le fragili carte dei fascicoli che costituivano il materiale documentario. Questa esperienza personale delle carte, della cura che si presta alla loro conservazione, delle conoscenze e cautele necessarie a comprenderne il contenuto e farle parlare, ci sembra- come docenti- una delle cose più preziose che queste esperienze didattiche, compiute in collaborazione con l'Archivio di Stato, possono lasciare ai ragazzi. Dopo questo contatto personale con gli elenchi dei ricercati e degli arrestati e coi fascicoli personali redatti dalla Questura nei quali è scandagliata e controllata in ogni minimo aspetto la vita quotidiana degli ebrei ferraresi, la storia della deportazione che colpì gli ebrei italiani tra il 1943 e il 1945 acquisisce una concretezza fatta di nomi e storie individuali, tutte diversamente drammatiche, che lo studio scolastico della storia riesce difficilmente a restituire.

Quest'anno la ricerca ha voluto mettere al centro lo spazio reale e simbolico della Sinagoga ferrarese, quasi per vedere anticipata nelle devastazioni compiute contro questo luogo da un gruppo di fascisti ferraresi il 21 settembre 1941 - probabilmente in correlazione con l'esaltato discorso di un gerarca fascista venuto da fuori, Asvero Gravelli- la carica distruttiva che avrebbe di lì a poco colpito, negli ebrei ferraresi, una componente identitaria essenziale nella storia della nostra città.

In quei luoghi già profanati, e quindi sottratti al culto nel 1941, furono stipati gli arrestati del 5 febbraio del '44, un cospicuo gruppo di persone di varie età e condizioni sociali che sarebbe stato trasferito a Fossoli il 12 febbraio e da lì trasportato ad Auschwitz in un viaggio che, iniziato il 22, si concluse il 26 febbraio. Per molti di loro, uccisi immediatamente all'arrivo, questa è la data di morte. Diverso fu il destino del Rabbino Leone Leoni, che, schedato dalla Questura già dal '33 perchè membro di un gruppo di rabbini sionisti e accusato di diffamazione per aver rese note, all'interno dell'ambiente rabbinico, le incursioni fatte nel '41 contro la sinagoga ferrarese, fu assistito prima dalla fortuna: arrestato il 5 ottobre '43 e già sul treno per la Polonia, fu rimandato a casa a motivo di un bombardamento del treno - e poi dalla solidarietà. Avvertito anticipatamente della retata seguita all'uccisione di Ghisellini, trovò chi, in quella notte e nei mesi seguenti, fu disposto a nasconderlo. La protezione ricevuta dalla componente non ebraica della comunità ferrarese permise ad altri ebrei, già segnati sulle liste con ordine di arresto, di sfuggire a quel destino. Anche per loro comunque, come si intuisce dalle carte dei fascicoli della Questura, furono anni drammatici, segnati dalla vendita forzata delle attività commerciali, dalla fuga, dalla paura.

Nel presentare il lavoro prodotto dalla classe IIIG ci auguriamo che la testimonianza raccolta dello sfregio fatto alla religione, alla cultura, alla persona degli ebrei nella prima metà del secolo scorso, possa rendere i nostri ragazzi più sensibili alle tragedie del nostro tempo.

 

Silvia Sansonetti e Giorgio Rizzoni



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