La discarica delle parole storte

31 maggio 2018 la Prof.ssa Elena Leone e la Compagnia degli Strani presentano “La discarica delle parole storte” il nuovo romanzo del Liceo Scientifico Roiti, cambiate il vostro modo di leggere entrate nella in discarica, varcate la soglia … una parola e un passo cominciate da questo!

Il mio “stato soave” è il sabato delle parole. Credo di essere un soave complesso perché “la mia età fiorita” non è stata particolarmente brillante. Tutta una questione di esordio. La mia stanza bianca gioca con me è cominciato tutto li, un esordio speciale. Facile dire nasco e basta, ma lo è davvero? Nel mio caso non lo è stato, ho usato emozioni che non sapevo di avere e se “la donzelletta vien dalla campagna” e il garzoncello è scherzoso, io sono semplicemente confuso. Ho quindici anni e già questo è molto “fiorito” come le incertezze che vivo ogni giorno perché niente adesso è una certezza. Un’età fatta di parole complesse che arrivano ovunque e che riempiono gli spazi vuoti. Più che “soave” questo villaggio lo definirei piuttosto chiassoso. E’ un viaggio “al rimbalzo” sia in discesa che in salita, ma cosa ci possiamo fare noi? Questa è l’adolescenza … Fragilità ed incertezze: il pacchetto completo. E come si usa? Niente istruzioni si naviga a vista. E’ tutto un tentativo e si torna alle parole che affollano questa età il mio sabato di carta. Chiunque tu sia il chiasso lo sentirai sempre! Il soave non è poi così facile da trovare, si nasconde davvero bene dentro le parole, anche quelle storte che arrivano addosso come un treno in corsa e che riflettono il non proprio soave effetto dell’ignoranza. Senza dimenticare la fragilità, compresa nel pacchetto adolescenza, è un extra un po’ speciale, si trova dentro e fuori. Se penso a te, Leopardi, che hai saputo trasformare le tue fragili ossa in parole forti e penso a quanto costa guardare per terra e immaginare il cielo. Se rifletto su tutte quelle parole storte che ho deciso di raddrizzare perché se una parola guarda per terra è storta se guarda il cielo è libera. Ma quanto è stato difficile “raddrizzare” anche una sola parola storta come per te, Leopardi, deve essere stato raddrizzare quella tua schiena così delicata e dolorosa in ogni tuo tentativo di restare diritto. Ho scoperto che il soave può esser anche storto e che la stagione lieta è tutta da cercare. Il mio periodo soave l’ho passato a guardare per terra sperando di sognare il cielo. Tutta una questione di passi molto fragili, alle volte incerti,qualcuno storto, qualcuno dritto,solo passi. Come mi sento in questo “stato soave”? Inesperto in scarpe troppo strette, sarà che ho corso prima ancora di imparare a camminare. L’ho fatto per me stesso,per gli altri, per chi mi ha sempre criticato, senza mai guardare indietro. Io corro. Primo punto di forza. L’ho sempre fatto inconsapevolmente. Io corro in silenzio. Sempre stato bravo ad usare il silenzio perché avevo paura. Secondo punto di forza. Io ho paura. E’ stata il manuale del mio silenzio. Mi ha insegnato a capire cosa è giusto e cosa è sbagliato, mi ha permesso di mettermi in discussione e di arrivare a quel cielo che ho tanto sognato. Terzo punto di forza. Io nuoto. E questo sì che è uno stato soave per me è sul fondo di quella vasca che ho ritrovato le mie parole, che sono sempre state li, ma io non ci credevo. Uno stile diverso da quello di partenza, ma che era semplicemente mio. Se penso al futuro alla mia domenica del villaggio immagino che correrò più veloce, guardando il mio pezzo di cielo, in silenzio, ma non troppo perché ho scoperto, di recente, che il suono delle mie parole è davvero meraviglioso, mi appartiene non è di nessun altro e immagino che in futuro renderà la mia “stagion”  ancor  più “ lieta”. Un po’ di paura, credo, la proverò sempre e la userò per costruire palazzi di scelte. Nuoterò sempre sia in vasca che nella mia testa perché prima di arrivare al cielo sono partito dall’acqua per scoprire che, forse, era quello il sogno che avevo tanto cercato. Sai che cosa c’è Leopardi? Io corro. In silenzio. Ho paura. Nuoto. E lo so che detto così può sembrare scombinato, ma questo sono io, decisamente un “soave” complesso. Sono contento?  Sì perché, guardando per terra, un pessimo inizio, ho visto il mio riflesso, offuscato dalle parole di altri e incapace di credere che fosse davvero mio.

E adesso mi riprendo il mio “stato soave”, correndo il rischio di viverlo e basta!

Nicolò Mazzanti

 

 

Nicolò Mazzanti


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